Cappella Mandina

Torna a brillare tra le campagne piemontesi un raro gioello Barocco

 

 Quello che appariva qualche anno fa, poco più di un rudere nei campi al confine con Torino, oggi è un prezioso esempio di antica architettura barocca.
Lo studio Milena Maesani con la supervisione del direttore dei lavori Antonio Besso Marcheis e la ditta Trivella srl, specializzata nel settore, ha partecipato al progetto di restauro che ha riportato la Cappella Mandina, Settecentesca a una nuova vita.
La Cappella è stata innaugurata il 29 giugno dello scorso anno, alla presenza dei cittadini, del sindaco Roberto Montà, l’assessora alla Cultura Emanuela Guarino, la Soprintendenza ai beni culturali che ha supervisionato i lavori e rappresentata dalla funzionaria Lisa Acurti , il presidente Antonio Marzola e il direttore Marco Cucchietti della società Le Serre che, ha gestito insieme al Comune le attività legate all’acquisizione e al restauro.
La Cappella , è collocata al centro di un area che è destinata a diventare un percorso ciclo pedonale facente parte del progetto di Officina del Paesaggio.

Prima di entrare nei dettagli tecnici dell’operato, percorriamo un breve viaggio nel tempo per conoscerne le antiche origini.
La proprietà conserva il nome di Giovanni Pietro Mandina, mercante e fornitore del Regio Esercito, che l’acquistò nel 1741.
Successivamene alla requisizione da parte del governo rivoluzionario francese, la Mandina venne rilevata da una nota famiglia torinese di banchieri, i Nigra, che la tennero sino agli inizi del Novecento. Nel 1918 il complesso venne acquistato dagli attuali proprietari.

L’interveto di restauro conservativo affidato a Milena Maesani si è articolato su vari piani di operatività, sia all esterno che all’ interno della cappella.
I principali inteventi svolti sia sul parametro murario esterno che interno sono stati :
in principio si sono svolte operazioni di disinfezione e disinfestazione con l’ applicazione di un prodotto biocida a spruzzo e la rimozione meccanica della vegettazione infestante.
In seguito si è svolto il risanamento di muratura di pareti verticali e delle volte a mattoni con tessitura a correre o lisca di pesce, e di evetuali tessiture decorative come rombi, triangoli e quadri nel centrovolta.
Le parti deteriorare e manomesse sono state rimosse e sono stati fatti inteventi di chiusura di piccoli vani, con malta di calce, con attenta dosatura degli elementi e della colorazione, per rendere la superficie uniforme a quella esistente. E’ seguito un intervento di scarificatitura di tutti i giunti e un riempimento delle fughe.
Sulle pareti scrostate è stato svolto un intevento di ricerca di eventuali reperti celati quali tinte originali, colori, elementi figurativi ad affresco e reperti architettonici.
Il consolidamento dell’intonaco disgregato è avveuto con l’utilizzo di un‘apposita soluzione di bario, adatta a successiva velatura con degli interventi di ritocco mirato.

Per finire si è svolta la stilatura dei giunti, eseguita con una malta idonea , su qualunque tipo di muratura a vista e il restauro degli elementi in stucco in aggetto con decorazioni.
Si è passati poi all’ intervento di ripristono della pavimentazione interna  con la rimozione del pavimento in cotto, attraverso la numerazione degli elementi rimossi, realizzazione del sottofondo in cocciopesto e il riposizionamento della pavimentazione originaria in cotto per il 25% della supercifie iterna della cappella.
Il progetto di restauro ha visto tornare a disposizione della comunità la cappella come punto di incontro per i cittadini e per ospitare eventi culturali e artistici come rassegne di poesia e di musica. 
A fare da contorno la conservazione del territtorio , che ancora oggi si identifica in una pacifica realtà rurale, un’atmosfera d’altri tempi, un’oasi tranquillità.